“Nessun essere umano indifferente al cibo è degno di fiducia”

M. V. Montalbán


19 giugno 2012

"Oli vegetali" sulle etichette degli alimenti: cosa si intende?

Molto spesso, nel leggere cosa contiene un alimento quando andiamo a fare la spesa, possiamo incappare nell'ingrediente "oli vegetali".
Per oli vegetali non si intende solo ed esclusivamente olio extravergine d'oliva, che - se prestate bene attenzione e paragonate prodotti diversi - vedrete che quando un alimento contiene olio extravergine d'oliva, l'azienda produttrice lo menziona esplicitamente. 
Esiste una moltitudine di oli vegetali, oltre a quello extravergine d'oliva:
olio di semi di girasole, olio di semi di mais, olio di arachidi, olio di riso, olio di semi di soia, olio di semi di lino, olio di canola, olio di sesamo, olio di palma e olio di cocco.
Quando un prodotto fa riferimento alla definizione "oli vegetali", senza specificarne la natura, si tratta il più delle volte di olio di palma e olio di cocco.

Che tipi di oli sono?
Dal punto di vista qualitativo pessimi.


L'olio di palma è un olio particolarmente ricco di acidi grassi saturi a lunga catena (47%), soprattutto ricco di acido palmitico (41% dei saturi totali), in grado di incrementare i livelli di colesterolo cattivo nel sangue, aumentando il rischio di sviluppare nel tempo malattie cardiovascolari.
Gli altri acidi grassi che costituiscono l'olio di palma sono acidi grassi monoinsaturi (39%), di cui l'acido oleico rappresenta il grasso maggiormente presente, qualitativamente molto buono per i suoi effetti antiossidanti. 

Perchè l'olio di palma viene impiegato nell'industria alimentare al posto dell'olio extravergine d'oliva?
La risposta è banale. L'elevata sapidità e i bassi costi di produzione sono il motivo per cui l'industria dolciaria lo privilegia e lo utilizza non solo in forma liquida - come olio - ma anche in forma solida - come margarina, prodotta a partire proprio dall'olio di palma.

L'olio di cocco, come quello di palma, è ricco in acidi grassi saturi (87%), ma a media catena.
Essendo ricco in grassi saturi, anche l'olio di cocco può indurre un incremento di colesterolo cattivo nel sangue, anche se in forma ridotta per la presenza delle medie catene.
Gli acidi grassi saturi maggiormente presenti nell'olio di cocco sono:
acido laurico (45%), acido miristico (17%) e acido palmitico (8%), dove i primi due hanno una lieve capacità di incidere nell'innalzamento ematico del colesterolo cattivo rispetto al palmitico.

L'olio di cocco, così come quello di palma, viene impiegato specialmente come olio per fritture e sempre nell'industria dolciaria, sotto forma di margarina o di olio nei prodotti da forno.


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