“Nessun essere umano indifferente al cibo è degno di fiducia”

M. V. Montalbán


Visualizzazione post con etichetta Vegetariani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vegetariani. Mostra tutti i post

9 agosto 2012

Vegani: lista di alternative vegetali rispetto a prodotti di origine animale

Cliccando sul link Vivere Vegan è possibile consultare una lista di alimenti utile a coloro che desiderano diventare vegani o semplicemente provare a sostituire i cibi di origine animale con cibi esclusivamente di origine vegetale.
...coloro che si avvicinano alla dieta vegan e la intraprendono seriamente, ricordino di iniziare ad assumere integratori di vitamina B12 per evitare di andare incontro alle consuguenze da carenza: degenerazioni del sistema nervoso e anemia perniciosa, che comporta un'alterazione della struttura dei globuli rossi, non più in grado di trasportare adeguatamente l'ossigeno ai tessuti dell'organismo.

Seitan: un alimento a molti sconosciuto

Tradotto dal giapponese, "seitan" significa proteina.
Si tratta infatti di un concentrato di proteine totalmente vegetali (glutine, costituito da altre due proteine: gliadine e glutenine) derivate dal frumento.
E' un alimento che viene utilizzato dai vegetariani come sostituzione ai secondi piatti di carne. In realtà viene spesso consumato anche dai non vegetariani che hanno la necessità di ridurre il consumo di grassi e proteine di origine animale.

Dal punto di vista nutrizionale...
100 grammi di seitan contengono una percentuale di proteine del tutto sovrapponibile alle proteine contenute in 100 grammi di carne, pari cioè al 20% circa. 
Il contenuto di grassi è molto inferiore (circa 1,5% contro il 5% delle carni), mentre sono presenti anche i carboidrati (10%), mentre la carne non ne contiene.
Essendo di derivazione vegetale è totalmente privo di colesterolo e per questo consigliato anche nelle diete di coloro con ipercolesterolemia.
Il seitan è però carente dall'amminoacido lisina, anche se queste carenze possono essere colmate con l'assunzione di prodotti che ne contengono in quantità sufficienti: legumi e quindi soia, tofu, uova, formaggi...e per gli onnivori anche carni.
Come tutti i prodotti di derivazione vegetale (ad eccezione delle alghe), anche il seitan è privo di vitamina B12 e carente di ferro, poco disponibile anche a causa dell'anti-nutriente a cui è legato e che ne impedisce l'assorbimento da parte dell'organismo: l'acido fitico.

Dal punto di vista organolettico...

ha un sapore delicato, un aspetto simile alla carne, ma è di consistenza più morbida. L'impasto a crudo del glutine è molto elastico (infatti è grazie alla gliadine e alle glutenine che viene assicurata la proprietà elastica alla pasta di pane di farina di frumento). L'elasticità del glutine permette quindi di dare al seitan la forma che si preferisce: forma di salsiccia, bistecca, spezzatino, ecc.
E' molto veloce da cucinare grazie al fatto che viene precotto prima di essere commercializzato e viene spesso cucinato alla piastra.

Ricetta: spezzatino di seitan

x 4 persone
carote n° 2
cipolla n° 1
salsa di soia n° 1 cucchiaio
sedano n° 2 coste
verdure a piacere: pomodori, peperoni, zucchine...
seitan fresco g 500
vino bianco n° 2 dita
olio extravergine d'oliva
prezzemolo tritato
sale q.b.

Mondate e lavate le verdure, poi tritate la cipolla e tagliate a cubetti il sedano e le carote.
In un tegame ponete l’olio e la cipolla, che farete appassire; nel frattempo riducete il seitan a cubetti e quando la cipolla sarà appassita aggiungete il sedano e la carota, e lasciate stufare anch’essi.
Aggiungete il seitan nel tegame con le verdure e poi sfumate con il vino bianco; in ultimo unite anche un cucchiaio di salsa di soia, poi aggiustate eventualmente di sale e aggiungete il prezzemolo tritato.
Servite lo spezzatino di seitan ancora caldo. 
Ricetta su giallozafferano.it

17 giugno 2012

Un'alga al giorno toglie il medico di torno!

Le alghe rappresentano delle vere e proprie verdure di mare che troppo spesso vengono ignorate in quanto non rientrano nelle nostre abitudini alimentari malgrado i loro svariati vantaggi in termini di salute.
Fanno parte di una tradizione culinaria orientale (soprattutto giapponese). Ad oggi, nella nostra alimentazione, il loro consumo è molto limitato, ma la loro diffusione sugli scaffali dei supermercati sta prendendo sempre più piede.

 Le proprietà alimentari:

Sono ricche di...
  • Sali minerali (specialmente iodio, ferro, calcio, magnesio...)
  • Vitamina A, B, C, E, K
  • Vitamina B12, di cui le alghe rapprensentano l'unica fonte nel mondo vegetale, in quanto la B12 si trova unicamente nei prodotti di origine animale! Questo è il motivo per cui i vegani possono andare incontro a carenze se non assumono integratori di B12 o non fanno un adeguato uso di alghe.
  •  Algina: si tratta di un elemento presente maggiormente nelle alghe brune. Ha una proprietà detossificante grazie al potere di chelare, eliminandoli attraverso le feci, i metalli pesanti e altre numerose sostanze tossiche presenti nell'organismo.
In generale, i componenti di cui sono costituite sono da 10 a 20 volte superiori rispetto agli altri alimenti di origine vegetale.
Visto il loro elevato contenuto in iodio, si sconsiglia il consumo di alghe a chi soffre di ipertiroidismo.

Lo scopo terapeutico...


Le alghe sono alimenti consigliabili anche a scopo terapeutico in caso di determinate patologie alimentazione-correlate (e non solo), fra cui:
-> Ipercolesterolemia, poichè riducono l'assorbimento del colesterolo assunto con l'alimentazione.
-> Iper-uricemia e iper-azotemia perchè sottraggono l'azoto presente nel sangue in eccesso.
-> Sovrappeso e obesità, in quanto l'elevato contenuto in iodio, utilizzato dalla tiroide, stimola il metabolismo. Inoltre favoriscono la demolizione dei grassi e il contenuto in mucillagini, assorbendo i liquidi, favoriscono il senso di sazietà, riducendo l'appetito.
-> Prevenzione di malattie cardiovascolari.
-> Ipertensione.
-> Ipotirodismo.
-> Ritenzione idrica (cellulite).
-> Stitichezza, poichè aumentano la massa fecale, favorendo il transito intestinale.

Quali sono le più note alghe impiegate in cucina? 

ARAME e NORI: sono tenere e delicate, indicate particolarmente per chi assaggia per la prima volta le alghe e chi a vuole introdurle nella propria alimentazione. 
Si usano per salse, condimenti e insalate. 
Terapia: ipertensione.

DULSE: alga rossa scura. Da tostare in forno, ammollate, mangiate cotte come insalata o accompagnate con altre verdure. 
Terapia: anemia e gravidanza.

HIJIKI: Ottima per zuppe, salse, insalate e condimento di pasta e riso. 
Terapia: caduta di capelli, prevenzione carie dentali, ipertensione, problemi alle ossa.

KOMBU: alga marrone. Viene consumata in zuppe, brodi, insalate e per insaporire piatti di riso e di verdure.
Terapia: malattie cardiovascolari, ipertensione, disturbi digestivi, tumori, disfunzioni renali.










22 marzo 2012

7 motivi per cui TUTTI dovremmo essere vegetariani

  • LA FAME NEL MONDO
Secondo i dati FAO del 2004, 840 milioni di esseri umani (specialmente bambini e i paesi nel sud del mondo) soffrono di malnutrizione per difetto. La fame nel mondo non è causata dalla scarsa presenza di risorse per la produzione di cibo, ma dalla distribuzione non omogenea di quest'ultimo e dagli sprechi enormi. Infatti 36 Paesi su 40 di quelli più poveri al mondo esportano cibo verso Stati Uniti ed Europa.
Il Brasile è uno dei Paesi in cui si conta il più elevato numero di persone malnutrite (16 milioni) e che esporta 16 milioni di tonnellate di soia (dati FAO 2001), destinata ai mangimi per l'allevamento, da cui poi riusciamo a trarre la carne presente nelle macellerie dei nostri supermercati.
Oltre al Brasile, il Messico, l'Etiopia, l'Egitto, la Cina...
Si potrebbe pensare: "Sì, ok...tutti i prodotti vegetali che produciamo li utilizziamo per gli animali, i quali a loro volta però ci restituiscono carne, latte, uova e così via.."
In realtà non ne facciamo mai un guadagno. L'animale considerato come se fosse una macchina che trasforma risorse vegetali in animali è completamente inefficiente! Questo perchè per produrre 1 kg di proteine animali servono 15 kg di proteine vegetali! 
L’economista Frances Moore Lappé ha calcolato che in un anno, nei soli Stati Uniti, sono state prodotte 145 milioni di tonnellate di cereali e soia. Per contro, sono stati ricavati 21 miloni di tonnellate di carne, latte, e uova. Facendo la differenza, si ottengono 124 milioni di tonnellate di cibo sprecato: questo cibo, avrebbe assicurato un pasto completo al giorno a tutti gli abitanti della Terra!
(fonte: Frances Moore Lappé, “Diet for a small planet”, New York, Ballantine Books, 1982).


Un ettaro di terra destinata ad allevamento bovino produce in un anno 66 kg di proteine. Destinando lo stesso terreno alla coltivazione della soia otterremmo nello stesso tempo 1848 kg di proteine, cioè 28 volte di più (fonte: J. Andrè, Sette miliardi di vegetariani).
L’Europa è in grado di produrre abbastanza vegetali da nutrire tutti i suoi abitanti, ma non i suoi animali. Infatti solo il 20% delle proteine vegetali destinatie agli animali d’allevamento proviene dall’interno, il resto viene importato dai paesi del sud del mondo, impoverendoli ulteriormente, e sfruttando le loro risorse ambientali.
(Fonte: Commissione Europea).
Se tutti, sulla Terra, adottassero un modello di consumo come quello oggi imperante nei paesi occidentali, il pianeta non potrebbe reggere, servirebbero almeno due volte e mezza le terre emerse oggi esistenti.
Viceversa, se tutti seguissero il modello alimentare vegetariano, potremmo nutrire 11 miliardi di persone (contro i 6 miliardi attualmente esistenti).
I paesi ricchi oggi possono consumare così tanta carne solo perché sfruttano suolo e risorse dei paesi poveri in cui il consumo di carne è minimo.

  • GLI SPRECHI ENERGETICI
Anche l’energia fossile necessaria per la produzione di cibi animali è di gran lunga maggiore di quella necessaria per la produzione degli stessi nutrienti da fonti vegetali.
Le calorie di combustibile fossile spese per produrre 1 caloria di proteine dal grano sono pari a 2,2.
Per i cibi animali ne servono molte di più, in media 25, ma in particolare 40 per la carne bovina, 39 per le uova, 14 per il latte, 14 per la carne di maiale (fonte: Sustainability of meat-based and plant-based diets and the environment, David e Marcia Pimentel, Am J Clin Nutr 2003).
Jon R. Louma afferma che per ogni caloria ingerita dall’americano medio, servono 9,8 calorie di carburante fossile, quindi in un anno un americano “mangia” 13 barili di petrolio. 

  • INQUINAMENTO CHIMICO
Non si tratta di un problema legato all’agricoltura in sé e per sé, ma all’agricoltura finalizzata all’allevamento di animali: per quanto riguarda gli erbicidi, ad esempio, è indicativo il fatto che l’80% di quelli usati negli USA viene utilizzato nei campi di mais e di soia destinati all’alimentazione degli animali. Il massiccio uso di fertilizzanti è dovuto soprattutto alla pratica
della monocoltura, che risulta conveniente in quanto consente una industrializzazione spinta: vengono standardizzate le tipologie di intervento, i macchinari agricoli, le competenze e i tempi di lavoro. Se anziché alla monocoltura i suoli fossero destinati a coltivazioni a rotazione per uso diretto umano, non sarebbero necessari prodotti chimici, perché il suolo rimarrebbe fertile.
  • INQUINAMENTO DA DEIEZIONI
Si tratta dell'inquinamento dovuto agli escrementi degli animali.
In Italia gli animali d’allevamento producono annualmente circa 19 milioni di tonnellate di deiezioni a scarso contenuto organico, che quindi non possono essere usate come fertilizzante. Contengono infatti prodotti chimici (farmaci, fertilizzanti) di cui gli animali sono imbottiti.
Calcolando il carico equivalente, ovvero trasformando il numero di animali in quello equivalente di popolazione umana che produrrebbe lo stesso livello di inquinamento da deiezioni, in totale, in Italia, gli animali equivalgono ad una popolazione aggiuntiva di 137 milioni di cittadini, cioè più del doppio del totale della popolazione (fonte: “Le fabbriche degli animali”, E. Moriconi, 2001).
Il 16% del metano immesso nell’atmosfera, una delle cause dell’effetto serra, viene emesso dagli animali d’allevamento.
  • ABBATTIMENTO DELLE FORESTE PLUVIALI
Una delle cause principali dell'abbattimento delle foreste pluviali, oltre al legname che ne viene ricavato, consiste nella creazione di pascoli per l’allevamento di bovini destinati a fornire carne all’Occidente.
In Costa Rica, ad esempio, durante gli anni ’60 e ’70 l’aumento vertiginoso delle esportazioni di carne verso gli Usa - conseguente al boom del consumo degli hamburger - determinò un vero e proprio assalto alle foreste pluviali; oggi sono ridotte a poco più del 10% della loro estensione originaria (fonte: Unimondo).
Nella foresta Amazzonica, l’88% del territorio disboscato è stato adibito a pascolo.
In totale, la metà della foresta pluviale dell’America centrale e meridionale è stata abbattuta per l’allevamento e il ritmo di disboscamento è in continua crescita...  
Per produrre un hamburger dai manzi dell’America Latina, si devono abbattere 5 mq di foresta tropicale (fonte: J.Denslow, C.Padoch, People of the Tropical Rainforest, University of California, 1988).
  • OVERFISHING
Si tratta della pesca intensiva nei mari di tutto il mondo.
La quantità di pesci ancora presente nelle acque è sempre più esigua.
L’allevamento di pesci - o itticoltura - è quindi in rapida crescita (38% del pesce venduto in Italia, nel 2003), ma crea più problemi di quanti ne risolva. Solo il 12,4% degli allevamenti è “estensivo” (i pesci sono liberi in stagni o in lagune costiere), il restante è intensivo (vasche di cemento o gabbie in mare)
(fonte: Ismea 2003, Ministero delle Politiche Agricole e Forestali 2003).



Qual è la soluzione a questo sfacelo?
Una sola: cambiare le nostre scelte alimentari diminuendo il consumo di cibi di origine animale. 
Non si tratta di cambiare i metodi di coltivazione o allevamento: fintanto che il consumo di alimenti animali continuerà ad essere così elevato (e nel mondo sta aumentando perché i paesi in via di sviluppo  incrementano la loro richiesta di carne) non vi è possibilità d’uscita.
Più che potete. Poco è meglio di nulla, ma più alta sarà la diminuzione del consumo di carne, latte e uova, fino anche al 100%, se decidete di farlo, maggiori saranno i benefici.
Abbiamo un potere immenso nelle nostre mani: non servono leggi, non servono le decisioni dei potenti, la decisione sull’alimentazione da seguire spetta solo a noi. È un grande potere, e quindi anche una grande responsabilità.

Per approfondimenti sull'impatto ambientale e sociale delle scelte alimentari www.nutritionecology.org/it


Fonti: www.scienzavegetariana.it - Ecologia della Nutrizione: Vacche grasse, bambini magri, foreste disboscate

Vegetarianismo: non solo una questione di etica, ma di ACQUA!

"La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali" - Gandhi

Chi sceglie di seguire un'alimentazione vegetariana lo fa per motivi etici e morali. Il più delle volte si tratta di una scelta ispirata alla nonviolenza, all'animalismo e al rispetto dei diritti animali.
Le ragioni etiche scaturiscono dal fatto che i vegetariani sostegnono la tesi secondo cui anche gli animali sono capaci di provare emozioni di gioia e dolore e che, per questo motivo, dovrebbero essere loro riconosciuti gli stessi diritti dell'uomo: diritti alla vita, alla libertà, al fatto di non essere torturati, uccisi e sfruttati per ricavarne cibo, o, come accade nelle corride, sfruttati per (un assurdo) diletto.

Se da un lato seguire un'alimentazione vegetariana rappresenta una questione di morale e di coscienza propria, da un altro forse non tutti sanno che non dovrebbe rappresentare solo questo. 

"Nulla darà la possibilità di sopravvivenza sulla terra quanto l'evoluzione verso una dieta vegetariana" - Einstein. 
Un'affermazione simile, dichiarata questa volta non da un filosofo religioso, dovrebbe farci riflettere ancora di più riguardo all'importanza del vegetarianismo, non solo da un punto di vista puramente etico, bensì ambientale e sociale.
Già negli anni '90 venne introdotto il concetto di IMPRONTA ECOLOGICA per misurare l'impatto dei nostri consumi sulla natura: l'impatto delle coltivazioni di cereali e di leguminose destinate all'alimentazione degli animali è fortissimo in termini di erosione del suolo e di altre forme di danneggiamento, mentre la continua ricerca di nuovi pascoli pesa in modo determinante sulle foreste e sugli habitat naturali. 
Ad oggi, secondo l'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) il 36% di tutti i cereali prodotti al mondo viene impiegato per nutrire gli animali da carne e da latte, con differenze che vanno dal 4% in India, al 25% in Cina, al 65% negli Stati Uniti.
Inoltre, il rapporto 2004 del World Watch Institute riporta che il quantitativo di acqua utilizzata per l'irrigazione delle coltivazioni destinate al mangime per gli animali, quella necessaria per abbeverarli e quella impiegata per la pulizia delle stalle è enorme: per OGNI CHILOGRAMMO DI CARNE DI MANZO VENGONO CONSUMATI 108 METRI CUBI DI ACQUA. In altre parole, per renderci meglio conto, per produrre soli 5 kg di carne bovina serve tanta acqua quanta ne consuma una famiglia media in un anno. 
Gli allevamenti consumano una quantità d'acqua molto maggiore di quella necessaria per coltivare soia, cereali, o verdure per il consumo diretto umano.
Quasi la metà dell'acqua consumata negli Stati Uniti è destinata alle coltivazioni di alimenti per il bestiame e si stima che una vacca da latte beva 200 litri di acqua al giorno, 50 litri un bovino o un cavallo, 20 litri un maiale e circa 10 una pecora.
Inoltre, gli allevamenti sono strutture ecologicamente costose anche per la produzione di gas serra, dato che i ruminanti generano metano pari a un sesto delle emissioni globali. 
Il Living planet index è la media di tre indici che misurano i cambiamenti nelle foreste, nell’acqua e negli ecosistemi marini. Si nota chiaramente un netto peggioramento globale (37%), avvenuto tra il 1970 e il 2000, della situazione planetaria. 
L’Ecological footprint è la misura dell’utilizzo delle risorse naturali da parte dell’umanità. Si nota un aumento dell’80% tra il 1961 fino al 1990, ma il dato più preoccupante è la situazione attuale, che consuma risorse con una percentuale del 20% al disopra della capacità biologica della terra. Detto in altro modo, gli attuali consumi eccedono in maniera indiscutibile e grave le capacità di sopravvivenza del pianeta. E questa percentuale è in continuo aumento.